'Ricordi d'infanzia'
Ricordo il primo pomeriggio d’agosto presso un ruscello. Vi si svolgeva una vita intensa. Ogni insetto cercava con le doti che gli erano state elargite da madre natura di acchiappare l’altro. Sia il ruscello che l’atmosfera avevano la stessa limpidità. Era la mia prima evasione panteistica dalla vita domestica, col sole alto era aumentata la vitalità dei suoi piccoli abitatori. A pochi passi c’era la strada dove correvano automobili e carretti ma lì era un mondo senza odi dove non esisteva né il bene né il male, era al di fuori di quello che comunemente gli uomini chiamano peccato. Indubbiamente c’era voracità e la morte era una conseguenza logica. Io stavo ore a guardare quanto avveniva in quel piccolo corso d’acqua, le mosse che faceva ogni insetto e i piccoli rettili per arrivare ad acchiappare ognuno la propria preda. Il tutto era regolato da una felicità e vivacità naturale che mi faceva incuriosire e gioire allo stesso tempo.

Giulio Turcato, “Ricordi d’infanzia,” in “Cartoccio di ricordi d’infanzia,” numero unico Dimensione, Roma, marzo 1956; Giorgio De Marchis, Turcato (Milano: Prearo, 1971), 94 – 95; Flaminio Gualdoni, Turcato (Ravenna: Pinacoteca comunale di Ravenna, 1982), p. 86.